
La vita umana, fondamentalmente ed essenzialmente, è caratterizzata dall’assenza di senso.
Ciò non significa che l’umano non sia incline a donare un senso all’insensato, perché questo fa pur parte della sua natura, ma questo senso è sempre un atto creativo e soggettivo che non riguarda, appunto, il piano assoluto, ma solo quello relativo.
La “gettatezza”, come la chiama Heidegger, è invece una condizione universale: l’uomo è “gettato nell’esistenza”, patendola attraverso le sue tonalità emotive fondamentali.
Questa gettatezza, appunto, è intrinsecamente “colorita” dall’assenza di senso fondamentale che, se mal compresa, può portare l’uomo alla disperazione e alla follia.
Fondamentalmente il Buddhismo e tutte le pratiche affini, caratterizzate dal tentativo di comprendere nell’essenza la natura della condizione umana, giungono a questa presa di coscienza:
la vita umana, sul piano assoluto, non ha senso.
Sul piano relativo, invece, la vita ha il senso che ha per me, ma non per un altro.
Ognuno cioè trova, di volta in volta o, più stabilmente attraverso una consapevolezza profonda, qualcosa per cui vivere e in cui trovare senso.
Finché porremo il nostro senso nelle cose erronee, inevitabilmente soffriremo quando ci verranno tolte o verranno a mancare.
Se ci illuderemo che il senso del vivere esiste in maniera assoluta, patiremo quando il sapore della gettatezza, costrizione, ineluttabilità, impermanenza, ci verrà a bussare.
C’è però un “modo” di stare nel non-senso che può salvarci dall’insensatezza e risvegliare in noi un sentire di profonda libertà e accettazione.
Quando di fronte all’assenza di senso, sorge un sapere “che è così”.
E quando, accanto a questo sapere, il senso di inevitabilità, invece che una prigione, diviene libertà, alleggerimento, fiducia, abbandono.
In fondo è questo che sempre cerchiamo nelle pratiche, nei percorsi, nelle filosofie e nei maestri: una via per risolvere l’insensatezza, fare pace con l’impotenza e l’ineluttabilità e trovare un modo di vivere la vita in maniera più significativa possibile.
foto di Yasin Yüzgeç su Pexels








