L’assenza di senso

La vita umana, fondamentalmente ed essenzialmente, è caratterizzata dall’assenza di senso.

Ciò non significa che l’umano non sia incline a donare un senso all’insensato, perché questo fa pur parte della sua natura, ma questo senso è sempre un atto creativo e soggettivo che non riguarda, appunto, il piano assoluto, ma solo quello relativo.

La “gettatezza”, come la chiama Heidegger, è invece una condizione universale: l’uomo è “gettato nell’esistenza”, patendola attraverso le sue tonalità emotive fondamentali.

Questa gettatezza, appunto, è intrinsecamente “colorita” dall’assenza di senso fondamentale che, se mal compresa, può portare l’uomo alla disperazione e alla follia.

Fondamentalmente il Buddhismo e tutte le pratiche affini, caratterizzate dal tentativo di comprendere nell’essenza la natura della condizione umana, giungono a questa presa di coscienza:

la vita umana, sul piano assoluto, non ha senso.

Sul piano relativo, invece, la vita ha il senso che ha per me, ma non per un altro.

Ognuno cioè trova, di volta in volta o, più stabilmente attraverso una consapevolezza profonda, qualcosa per cui vivere e in cui trovare senso.

Finché porremo il nostro senso nelle cose erronee, inevitabilmente soffriremo quando ci verranno tolte o verranno a mancare.

Se ci illuderemo che il senso del vivere esiste in maniera assoluta, patiremo quando il sapore della gettatezza, costrizione, ineluttabilità, impermanenza, ci verrà a bussare.

C’è però un “modo” di stare nel non-senso che può salvarci dall’insensatezza e risvegliare in noi un sentire di profonda libertà e accettazione.

Quando di fronte all’assenza di senso, sorge un sapere “che è così”.

E quando, accanto a questo sapere, il senso di inevitabilità, invece che una prigione, diviene libertà, alleggerimento, fiducia, abbandono.

In fondo è questo che sempre cerchiamo nelle pratiche, nei percorsi, nelle filosofie e nei maestri: una via per risolvere l’insensatezza, fare pace con l’impotenza e l’ineluttabilità e trovare un modo di vivere la vita in maniera più significativa possibile.

foto di Yasin Yüzgeç su Pexels

Orientarsi nel buio

“Come fare ad orientarci verso un cammino capace di avvicinarci a noi stessi, che fornisca strumenti per affrontare il disagio che patiamo in un contesto culturale nel quale non ci riconosciamo?

Andiamo a tentoni, come bambini in cerca di un adulto significativo e spesso sono le nostre parti infantili a spingerci verso percorsi solo apparentemente alternativi rispetto al sistema da cui cerchiamo di emanciparci.
Ci agganciamo a vie che si fondano sugli stessi presupposti che triggerano le nostre ferite interiori, le stesse sulle quali fanno leva politica e cultura per tenerci nella confusione, lontani da noi stessi e dalle nostre risorse interiori, le sole capaci di fare la differenza per la nostra vita.
Queste consapevolezze tuttavia non devono servirci per coltivare sentimenti di ostilità verso il sistema in cui siamo, poiché, se si è affermato, ci sono sicuramente ragioni di cui la realtà sola può rispondere e alle quali non ci resta che riconoscere piena legittimità. Al tempo stesso, oltre all’accettazione del punto di partenza, dobbiamo coltivare un atteggiamento dubitante, che metta al primo posto la nostra vita, il senso e il suo pieno valore.

Mettere la nostra vita al centro come valore assoluto significa pensarla come l’unica cosa per la quale valga la pena spendere risorse e fatiche. Lottare amorevolmente, consapevoli del punto di partenza, per un cambiamento che ci emancipi dalla sofferenza e ci orienti alla pienezza e alla soddisfazione, intesa come aderenza all’autenticità e al valore che lo stesso vivere porta con sé.
Conquistando la salda consapevolezza che questa pienezza e significanza non poggerà mai su conseguimenti o riconoscimenti esterni che potremmo ottenere, ma sarà duratura e autentica se sarà coltivata con gli strumenti più leciti e conformi che risiedono nel nostro intimo, opportunamente guidati a superare le nostre parti infantili, a riconoscere i nostri attaccamenti, a ripulire le nostre convinzioni erronee e infine il nostro sentire, trasformandolo da ostacolo a guida, a mappa intuitiva e intelligente sulla quale fare affidamento in tutta la confusione.

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